"Obbligo solenne e imperativo al Comune di Padova, mio erede, di conservare in perpetuo, oltre alla proprietà, l'uso dello stabilimento, cercando di promuovere e sviluppare tutti quei miglioramenti che verranno portati dal progresso dei tempi e nulla trascurando affinchè possa mantenere il primato in Italia." Così si esprimeva il "patron" Domenico Cappellato Pedrocchi a proposito dell'amato Caffè, nel suo testamento. In una fredda domenica prenatalizia, i 3550 mq di cultura e di storia del redivivo Caffè riprendono pubblicamente vita con una cerimonia ripresa da reti locali e nazionali, il cui sfarzo ha sfiorato l'eccesso, secondo la folla dei patavini che premevano contro le infinite vetrine per osservare gli invitati DOC. Ministri, sindaci e potenti del Nordest si sono scomodati per tenere a battesimo il locale, rinominato "Stabilimento Pedrocchi" che, oltre a "Caffè Storico e Letterario", (frequentato da Ippolito Nievo, Edmondo de Amicis e Stendhal) si dispone anche all'uso della sala da tè, di una sala ristorante e, al primo piano, una splendida sala auditorium per concerti di musica classica, grazie alla suggestiva "fossa" sospesa.



