Il fascino delle Dolomiti si perde lontano, molto lontano nel tempo. Il nome lo ha dato in pratica Deodat de Dolomieu (1750-1801), il biologo francese che per primo ne ha studiato la composizione. Pur non formando una catena uniforme, sono caratteristiche per la loro forma e rappresentano un caso tipico in tutta la catena alpina. La zona molto ben delimitata che la racchiude l'abbiamo però chiamata "regno in omaggio a Karl Felix Wolff" che di queste montagne, di questi paesaggi ne è stato il cantore più noto. Sono sue, infatti, le raccolte di quelle splendide leggende e racconti che hanno per principale ambientazione il regno incantato di re Laurino. Un dominio assoluto che comprendeva tutte queste montagne, più e meglio di altri stimoli naturali per la fantasia creatrice dei nostri avi. Se fate e maghi, e poi gnomi e folletti oramai non capita di vederne più, la fortuna possa concedere almeno di gustare un
tramonto autunnale. Il richiamo a questo mondo fantasioso è pressoché automatico. É uno stimolo a leggere le leggende dei "Monti Pallidi". Come anche l'omaggio che praticamente ogni città altoatesina rende ancora oggi a Laurino, al re delle Dolomiti, intitolandogli una strada, testimonia lo stretto legame che intercorre tra leggende e cultura popolare. Fascino dei monti, mondo ricco di tradizioni: ma anche zona del ladino, una antica lingua neolatina, che ancora oggi viene parlata dall'80 per cento della popolazione delle valli Badia e Gardena. Altre "isole" ladine si trovano nel Friuli e nel cantone dei Grigioni, in Svizzera. Il Ladino trova le sue origini nei primi due secoli dopo Cristo, grazie alla romanizzazione delle lingue retiche e celtiche che si parlavano in zona. Si tratta di una lingua che oggi viene regolarmente insegnata nelle scuole delle valli ladine, assieme all'italiano e al tedesco.
Le Dolomiti


