Una campagna bassa, deserta, chiazzata di stagni e attraversata da bianche strade e dagli argini del Sile. Un’isola immersa nei colori dei suoi fiori, la cui varietà ne tratteggia gli infiniti orizzonti. Il viola dei campi di carciofo, l’indaco dei fiori di cardo, il malva del limonium che, a Torcello, ricopre gran parte della laguna. Una laguna immota e silenziosa dove gli aironi cinerini trovano rifugio e dove, a primavera, si può ancora vedere il cielo che si oscura per il migrare delle rondini. Torcello non è semplicemente una tra le molte isole che galleggiano sulla laguna ma deve essere considerata un luogo in cui ritrovare le radici della storia veneziana. Derubricare l’esperienza di una visita a quest’isola definendola una semplice “escursione” non sarebbe coerente con l’anima di questo luogo. La natura, così generosa nei suoi colori e nei suoi profumi, è solo un’espressione esteriore della sua unicità. Alcuni scavi archeologici hanno evidenziato stratigrafie di epoca romana dimostrando come Torcello fosse già abitata ancora prima del 638, anno in cui vi trovarono rifugio le popolazioni in fuga dalla terraferma a causa delle invasioni barbariche provenienti da nord. Questa parte di Laguna, infatti, fu la prima isola ad essere insediata dalle genti di Altino che ne svilupparono poi il commercio, da prima con le saline e in seguito con traffici sempre più estesi, tanto da sviluppare un florido centro politico e religioso che riuscì a contare, nei periodi maggior splendore, intorno all’Alto Medioevo, ben 50.000 abitanti. Fu nel XV secolo che Torcello iniziò a vacillare a causa dell’insalubrità del luogo e i suoi abitanti cominciarono a spogliare l’isola dei marmi e dei mattoni per trasferirsi nella vicina Venezia. Nel corso dei secoli solo poche architetture del suo antico centro sono rimaste a testimoniarne la storia: la basilica di Santa Maria Assunta, la chiesa di Santa Fosca, il battistero ed i palazzotti dell’Archivio e del Consiglio. Come Ruskin ha raccontato in The Stones of Venice, la “rozzezza” e la severità dei monumenti di Torcello, non intaccati da forme ricostruite rinascimentali o barocche, esprime la “dignità dei suoi abitati” che nessuno stallo intarsiato, nessun ricamo di velluto e o di seta sapranno mai raggiungere. Anche l’attuale Museo della Provincia fornisce elementi di comprensione su chi fossero gli antichi abitanti dell’isola. Questo museo, istituito nel 1872 su donazione dell’allora Prefetto Torelli, è stato il centro di raccolta delle antichità via via recuperate sull’isola.



